(Citando Ortega y Gasset)
Osservate coloro che vi circondano e vedrette che avanzano smarriti per le strade della loro vita; avanzano come sonnambuli, immersi nella loro buona o cattiva sorte, senza avere il più lieve sospetto di quel che accade a loro stessi. Li sentirete parlare con formule tassative intorno a se stessi e al loro ambiente, il che potrebbe lasciar pensare che possiedono idee su tutto questo. Ma si analizzaste sommariamente queste idee, notereste che non rispecchiano in alcun modo la realtà a cui sembrano riferirsi, e se approfondiste l'analisi, scoprireste che neppure pretendono di adeguarsi a essa. L'esatto contrario: L'individuo cerca mediante quelle idee di fissare la sua particolare visione del reale, della sua stessa esistenza. Perché la vita é soprattutto un caos in cui si smarrisce. L'uomo ne ha il sospetto, però l'atterrisce l'idea di trovarsi faccia a faccia con questa terribile realtà e si sforza di nasconderla con un velo fantasmagorico, affinché tutto sembri chiaro. Non lo preoccupa il fatto che le sue "idee" non siano veridiche; le utilizza come trincee per difendersi dalla stessa vita, per allontanare la realtà .
L'uomo d'intelletto lucido è colui che si affranca da queste "idee" fantastiche e guarda in faccia la vita, prendendo coscienza che tutto è in lei problematico, e sostenendosi smarrito. E poiché questa è la pura verità -ossia che vivere significa sentirsi smarrito- chi l'accetta ha già incominciato a ritrovarsi, ha già incominciato a scoprire la sua autentica realtà, è già su un piano stabile. Istintivamente, allo stesso modo del naufrago, cercherà qualcosa a cui aggrapparsi, e questo tragico sguardo, assolutamente sincero perché è un tentativo di salvarsi, gli permetterà di dare un ordine al caos della sua vita. Queste sono le uniche idee veridiche: le idee dei naufraghi. Il resto è retorica, posa, intima farsa. Chi non si senti veramente smarrito, si perde inesorabilmente; e non potrà mai più ritrovarsi, non potrà mai più incontrarsi con la propria realtà .
Silvio D'Amico
1 comentários:
Um soneto
Negra Colina
Meus olhos serão teus, negra colina,
vestiu-te o dorso a lua, pálido zero,
capaz de revelar na noite albina
a paz serena e sã, meu desespero.
A luz traça um contorno e alucina
as árvores de mapa tão austero.
O que era solidão vira rotina,
onde arava o mistério, ora o mero.
A música do vento prende forma,
o abismo da vereda se desvia,
na casinha distante reina a norma...
Quando, negra colina, na noite imensa,
das minhas nuvens prenhes de poesia
virá a tempestade mais intensa ?
NN
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