Io vivo con serietà l'idea che nel fare scelte quotidiane, scegliamo in quale mondo vogliamo esistere, dichiariamo il nostro ideale. L'uomo sempre avrà da chiedersi, di fronte ad un atto con conseguenze che vanno al di là della propria vita, se il mondo sarebbe migliore o peggiore se tutti agissero come lui. L’uomo che non si domanda questo è un potenziale mostro morale. Un uomo marcio.
Silvio D'Amico
Sil's
Pense . Escreva . Eu quero a discussão
19/12/2011
09/12/2011
La Lega e il suo discorso
Sentendo i protagonisti della Lega, adesso nell’opposizione, rifletto:
La coesione di un discorso può essere interna o esterna. Nel primo caso, le parti sono unite una all'altra da un vincolo logico. Nel secondo, da un riferimento a fatti o cose riconoscibili. Le due forme di coesione possono venire articolate, quando la coerenza interna del discorso cerca di rispecchiare un gruppo di relazione oggettive.
Ma esiste anche un’altra possibilità: il discorso non è coerente con sé stesso, non riflette adeguatamente una realtà, ma continua a esercitare un effetto persuasivo come se compisse perfettamente i due modi di coesione. Questo succede quando, sotto l'apparente difesa d’idee, il discorso esprime solamente il sentimento d’identità del gruppo sociale al quale è indirizzato. Come se le idee, i fatti, non interessassero per come sono, ma solamente come simboli evocatori di reazioni emotive. Tutto quello che il discorso ha bisogno per essere accettato come veridico e coerente, senza essere né una cosa né l’altra, è l’uso di simboli giusti, capace di svegliare automaticamente le risposte istintive desiderate. Evidentemente questi simboli devono essere di uso generale e corrente al pubblico, devono essere luoghi comuni, frasi fatte e dei “clichês”
Un linguaggio di “clichês” può essere usato deliberatamente, con Arte e Tecnica, da un demagogo o propagandista abile, dominatore dei mezzi di manipolazione emotive. Ma può succedere che, usata in extremis, questo linguaggio usurpi il posto di altre forme di discorsi, diventando il linguaggio generale e spontaneo, il modo di pensare di un gruppo e di tutta una collettività. In questo caso, l’intenzione di manipolare diventa praticamente innocente. Quello che era demagogia si trasforma in un’innocenza perversa dove non si può ingannare gli altri se non s’inganna prima sé stesso. La menzogna svanisce e diventa un fingere isterico nel quale la falsità assoluta dei pretesti dichiarati contrastano pateticamente con l’intensità dei sentimenti dimostrati. Il processo culmina in uno stato di completa alienazione, in un’ignoranza radicale delle condizioni oggettive della vita.(O.de Carvalho)
Silvio D’Amico
Silvio D’Amico
24/10/2011
Il direttore
Il direttore mi comunica che l'artista non mi vuole nel suo prossimo lavoro in tv. Vuole "una musicista" bella e appariscente con un viso sorridente. Secondo il direttore, l'artista non considera il valore che possa avere la mia partecipazione professionale, sbagliando anche nel non accorgersi che chiunque fosse un centro di attenzione televisiva, nel suo show, lo infastidirebbe. L'artista argomenta che essendo io straniero, cosa vera, non conosco la musica italiana.
L'artista ha ragione! Non può sapere di un valore che nessuno gli ha trasmesso. In ogni caso, chi ha una platea che lo applaude non sente il bisogno di giustificare le sue scelte. Come orchestrale, il contato con l'artista è molto superficiale. Lui non mi conosce ma il direttore sì: se io gli sono utile, sarebbe logico che lui mi rappresentasse, con le sue ragioni. Sarebbe onesto che dimostrasse dove l'artista canta sulle note scritte da me. Sarebbe umile che mi presentasse come artefice di un’estenuante edizione su una voce dell'artista registrata in studio, diventata motivo di merito personale per il direttore.Sarebbe leale se il direttore avesse consegnato a lui (l'artista) lo spartito di un pezzo classico scritto da me e dedicato alla sua piccola bambina, sapendo del mio progetto musicale ispirato ai bimbi appena nati. Così facendo l'artista avrebbe modo di valutare e contrapporre dei dati basati sui fatti e giudicare la mia disponibilità nei suoi confronti.
Il direttore potrebbe concludere che le mie prestazioni professionali non gli sono utili o che non hanno le qualità necessarie, ma questo implicherebbe ammettere un calo di valore per tante cose che portano la sua firma, dal momento che tanto abbiamo fatto insieme. Potrebbe, per finire, dirmi che non ha bisogno di me per questo lavoro e questo sarebbe lecito, anche perché ci si aspetta che sia lui a decidere cosa e chi è musicalmente necessario.
Lui preferisce dare la responsabilità ad altri, preferisce discolparsi con la colpa altrui piuttosto che con la propria innocenza. (male comune a tanti)
Conscio che ogni fatto è sempre meno interessante del racconto che se ne fa, dico: Io sono un uomo di 50 anni e anche in sovrappeso. Non posso competere con la bellezza giovanile. Ma sono un professionista con esperienza e capacità comprovata da tanti, musicalmente più autorevoli. Sono uno che ha studiato e trascritto pezzi di "veri" musicisti italiani come Verdi, Castelnuovo, Berio e Luigi Nono. So benissimo che il lavoro che dev’essere compiuto non è in un contesto erudito, ma non si può attribuirmi un’ignoranza che non ho. "Se nel mio lavoro, o Arte severa, trascorro quieto e discreto tanto tempo mentre altri si occupano di divertirsi o apparire, non è per il pane, nemmeno per nei palchi pavoneggiare scambiando incanti, ma per il semplice salario pago, per il segreto cuore di questi"(D.Thomas). Voglio essere e sono sempre stato degno di quanto costo, che riconosco non è poco.
Il direttore, che conosco da 20 anni, dovrebbe sapere come sono strutturato e cercare di non giustificare quello che accade addossando le "colpe" su scelte di produttore e artista. Anche perché lui si dice contrario a queste scelte. Sarebbe corretto, invece, dirmi che non è capace di far valere l’importanza che posso avere per il suo lavoro. Ma per farsi valere, deve esporsi. Esporre anche le sue debolezze come sentirsi preso in giro a causa di sua amicizia con un Brasiliano e le possibili connotazioni sessuali (cretinate). Un’amicizia, tutto sommato, di complicità per il divertimento, effimera, senza nessun legame profondo da parte sua. Da parte mia, l'affetto rimane sempre ma la stima si è esaurita.
La reciprocità è una qualità di base per ogni rapporto. Ho sempre difeso il direttore. Ho difeso le sue scelte musicali, e non il suo modo di essere, davanti a tutti i collaboratori nel suo ambiente di lavoro. E se qualcuno, per qualche motivo ha cercato di offenderlo o diminuire le sue qualità, in sua assenza, io l’ho azzittito perché il meschino è da escludere con rigore. Ho fatto questo non perché sono buono ma perché sono uomo e sono leale. Mi accorgo che da lui non ho avuto un comportamento reciproco.
A lui manca il coraggio, manca il carattere per essere chiamato da me, "maestro".
Silvio D'Amico
04/07/2011
Venezia
A Venezia ci si perde. Anche quando si crede di conoscerla bene. Si resta completamente in balia di questa città. Un labirinto di canali, vicoli, chiese e palazzi che ti compaiono davanti come un sogno, senza un legame apparente con quanto hai potuto vedere fino a quel momento
(Pietro Perna...Q)
Al primo sguardo distante non sai se il miraggio sia il mare che stai solcando, e invece è terra ferma, o i palazzi e le chiese appoggiati sull'acqua, in realità scogli di forme architettoniche.....Finestre, balconi e giardini danzano come macchie di colore e si diffondono tra le sponde.....vicoli navigabili da una sola piccola imbarcazione alla volta, talmente stretti alcuni, che i tetti delle case sembrano toccarsi, impedendo ai raggi del sole de filtrare....
Piazza San Marco non sembra far parte de una città, piuttosto è il salone delle danze di un qualche palazzo, il ponte coperto de un grande vascello, l'albero maestro è quel robusto campanile largo alla base e stretto in cima, e la torre con l'orologio è il cassero di prua con i due ammiragli in cime pronti a suonare il campanone ....
La sensazione che prevale: di poter continuare a camminare all'infinito senza giungere da nessuna parte, oppure in luoghi mai nemmeno immaginati, nascosti. La meraviglia ti aspetta dietro ogni angolo, in fondo a ogni vicolo
(Ludwig Schaliedeker......Q)
Silvio D'Amico
(Pietro Perna...Q)
Al primo sguardo distante non sai se il miraggio sia il mare che stai solcando, e invece è terra ferma, o i palazzi e le chiese appoggiati sull'acqua, in realità scogli di forme architettoniche.....Finestre, balconi e giardini danzano come macchie di colore e si diffondono tra le sponde.....vicoli navigabili da una sola piccola imbarcazione alla volta, talmente stretti alcuni, che i tetti delle case sembrano toccarsi, impedendo ai raggi del sole de filtrare....
Piazza San Marco non sembra far parte de una città, piuttosto è il salone delle danze di un qualche palazzo, il ponte coperto de un grande vascello, l'albero maestro è quel robusto campanile largo alla base e stretto in cima, e la torre con l'orologio è il cassero di prua con i due ammiragli in cime pronti a suonare il campanone ....
La sensazione che prevale: di poter continuare a camminare all'infinito senza giungere da nessuna parte, oppure in luoghi mai nemmeno immaginati, nascosti. La meraviglia ti aspetta dietro ogni angolo, in fondo a ogni vicolo
(Ludwig Schaliedeker......Q)
Silvio D'Amico
05/06/2011
dibattiti politici
citando O. de Carvalho per esprimere una idea personale :
Nei dibattiti politici e intellettuali in televisione, quello che salta all'occhio non é il vuoto di idee, non é la stupidita dei ragionamenti, non é nemmeno la miseria del linguaggio, é l'incapacità generale nel distinguere l'essenziale dall'accessorio, il decisivo dall'irrilevante. Non c'è problema, non c'è tema, non c'è argomento che una volta portato al dibattito, non sia deliberatamente preso dai bordi, come se non avesse un centro, un significato, un senso intorno al quale articolare una discussione coerente.
Ognuno, quando apre bocca, vuole esternare solamente qualche sentimento soggettivo dislocato ed estemporaneo, esibirsi come buona persona, conquistare simpatie o voti, come se si trattasse di un cerchio di presentazioni personali in un gruppo di psicoterapia e non di una discussione sensata su qualcosa.
La cosa, l'oggetto, il fatto, il tema, questo poveretto, rimane dimenticato in un angolo, come se non esistesse, e dopo qualche tempo cessa veramente di esistere. L'impressione che rimane é che tutti soffrano una sindrome di deficit di attenzione. Nessuno riesce a fissare un oggetto in mente per più di dieci secondi. L'immaginazione di questi comincia subito a volare, cucendo, ubriaca, una quantità spaventosa di cose frivole intorno al nulla .
Silvio D'amico
Nei dibattiti politici e intellettuali in televisione, quello che salta all'occhio non é il vuoto di idee, non é la stupidita dei ragionamenti, non é nemmeno la miseria del linguaggio, é l'incapacità generale nel distinguere l'essenziale dall'accessorio, il decisivo dall'irrilevante. Non c'è problema, non c'è tema, non c'è argomento che una volta portato al dibattito, non sia deliberatamente preso dai bordi, come se non avesse un centro, un significato, un senso intorno al quale articolare una discussione coerente.
Ognuno, quando apre bocca, vuole esternare solamente qualche sentimento soggettivo dislocato ed estemporaneo, esibirsi come buona persona, conquistare simpatie o voti, come se si trattasse di un cerchio di presentazioni personali in un gruppo di psicoterapia e non di una discussione sensata su qualcosa.
La cosa, l'oggetto, il fatto, il tema, questo poveretto, rimane dimenticato in un angolo, come se non esistesse, e dopo qualche tempo cessa veramente di esistere. L'impressione che rimane é che tutti soffrano una sindrome di deficit di attenzione. Nessuno riesce a fissare un oggetto in mente per più di dieci secondi. L'immaginazione di questi comincia subito a volare, cucendo, ubriaca, una quantità spaventosa di cose frivole intorno al nulla .
Silvio D'amico
24/05/2011
vita breve
Citando Seneca
Non si trova nessuno che voglia dividere il suo denaro: ma a quanti ciascuno distribuisce la sua vita! Sono stretti nel tenere la borsa; appena si tratta di perdere tempo, sono larghissimi in quella sola cosa in cui è virtù l'avarizia .(…)
Miserabile è la condizione di quelli che n0n penano neppure per le proprie faccende, regolano il loro sonno sul sonno altrui, il loro passo sul passo altrui, hanno simpatie e antipatie- i più spontanei dei sentimenti- a comando. Se vogliono sapere come sia breve la loro vita, pensino quanto poca sia la parte che gli appartiene. (…)
Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all'ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla.
Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto
Silvio D'Amico
Non si trova nessuno che voglia dividere il suo denaro: ma a quanti ciascuno distribuisce la sua vita! Sono stretti nel tenere la borsa; appena si tratta di perdere tempo, sono larghissimi in quella sola cosa in cui è virtù l'avarizia .(…)
Miserabile è la condizione di quelli che n0n penano neppure per le proprie faccende, regolano il loro sonno sul sonno altrui, il loro passo sul passo altrui, hanno simpatie e antipatie- i più spontanei dei sentimenti- a comando. Se vogliono sapere come sia breve la loro vita, pensino quanto poca sia la parte che gli appartiene. (…)
Brevissima e ansiosissima è la vita di quelli che dimenticano il passato, non curano il presente, temono il futuro: giunti all'ultima ora, tardi comprendono, disgraziati, di essere stati tanto tempo occupati a non far nulla.
Non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto
Silvio D'Amico
10/04/2011
Pascal
Avrei molto più paura d' ingannarmi, e di trovare poi che la religione cristiana sia vera, che d'ingannarmi credendola vera
21/01/2011
sofferenza
Ragionando sul problema della sofferenza e il suo rapporto con il Bene (inteso qui come Dio): La questione è gigantesca. Sono arrivato a pensare che, in faccia alla sofferenza, non si può fare una riflessione del "perché" ma si "per cosa ", a quale scopo esiste. Il "perché" esige giustificazione e, tante volte, noi come umani non riusciamo a capire il disegni della fatalità. Lo imponderabile. Il "per cosa?","a quale scopo?", eleva il nostro pensiero a qualcosa di superiore. Senza risposte immediate. La domanda ha il potere di calmare la nostra mente dato che porta a credere che la sofferenza ci può condurre a un Bene maggiore. Questo fa si che il peso di questa sofferenza sia più leggero.
Un altro perché : Perché Dio non ha distrutto il Male permettendo così solo la esistenza del Bene? Lui é Onnipotente. Jacob Boehme, Filosofo tedesco del 500, risponde a questa domanda dicendo che senza la contrarietà non possiamo avere coscienza di noi stesse, se no ci fosse resistenza , non ci sarebbe la ricerca del Bene, che rimarrebbe occulto per la vita naturale. Il Male, come volontà contraria , fa che il Bene, o la volontà, voglia ritornare a la sua esistenza e causa prima; Dio.
La sofferenza permette vedere , sentire, sensibilizzare cose che tante volte non è concesso percepire . Il mondo materializzato apre spazio per la proiezione di un altro mondo .
Un altro perché : Perché Dio non ha distrutto il Male permettendo così solo la esistenza del Bene? Lui é Onnipotente. Jacob Boehme, Filosofo tedesco del 500, risponde a questa domanda dicendo che senza la contrarietà non possiamo avere coscienza di noi stesse, se no ci fosse resistenza , non ci sarebbe la ricerca del Bene, che rimarrebbe occulto per la vita naturale. Il Male, come volontà contraria , fa che il Bene, o la volontà, voglia ritornare a la sua esistenza e causa prima; Dio.
La sofferenza permette vedere , sentire, sensibilizzare cose che tante volte non è concesso percepire . Il mondo materializzato apre spazio per la proiezione di un altro mondo .
07/12/2010
Wikileaks e limiti
Wikileaks non ha più niente di opera collettiva. Esiste una edizione e selezione del materiale, principalmente adesso , quando, furbamente, Assange decide di associarssi ai gruppi di informazione. Pochi si rendono conto di una cosa strana che è successa in questo processo: l'uomo di Wikileaks a preso il posto dello stato americano. La prerogativa che prima era del governo di quello paese -divulgare o non una determinata informazione- è stata trasferita a lui. É il caso di domandarssi : con quale legittimità ? Il governo americano è sottomesso al controllo democratico, deve giustificare i suoi atti. Possiamo non avere fiducia in questi ma possiamo avere fiducia in Assange nel combattere loro? Io preferisco i limiti che sottomettono il potere formale a quelli del comandante di Wikileaks, anche perché non so quale sono.
Non mi conforta nemmeno mi allegra vedere una democrazia esposta a questo tipo di rapina, mentre le tirannie vanno molto benne con i suoi sistemi informatici molto sicuri.
Quel che Assange fa non è giornalismo. Giornalisti non fanno minacce tipo "guarda che ho delle informazione su una grossa banca; attenti perché ho delle informazione devastanti" . Sembra il dittatore Kim Jong-II, che vive terrorizzando i suoi vicini con la sua bomba .
La difesa di Assange, questo supposto paladino della società della rete, sta assumendo una delle face del primitivo e rancoroso "anti- americano", e niente è più vecchio di questo . (Citando R. Azevedo)
Silvio D'Amico
Non mi conforta nemmeno mi allegra vedere una democrazia esposta a questo tipo di rapina, mentre le tirannie vanno molto benne con i suoi sistemi informatici molto sicuri.
Quel che Assange fa non è giornalismo. Giornalisti non fanno minacce tipo "guarda che ho delle informazione su una grossa banca; attenti perché ho delle informazione devastanti" . Sembra il dittatore Kim Jong-II, che vive terrorizzando i suoi vicini con la sua bomba .
La difesa di Assange, questo supposto paladino della società della rete, sta assumendo una delle face del primitivo e rancoroso "anti- americano", e niente è più vecchio di questo . (Citando R. Azevedo)
Silvio D'Amico
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